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Woody

Summa biografica di un lavoratore instancabile che, nonostante non vedesse un senso, non ha mai smesso di cercarlo.

Martedì 19 marzo 2013 - Ore 21.00
Teatro Monteverdi
Biglietto d'ingresso 5,00 €
3,00 € per soci Antani


Regia di Robert B. Weide. (Algeria Francia, 2008)
Con Woody Allen, Letty Aronson, Penelope Cruz, Josh Brolin, Dick Cavett;
Genere documentario. 
Durata 113 minuti.

Woody Allen il premio Oscar, Woody Allen il comico televisivo che ha boxato con un canguro, Woody Allen il clarinettista, lo sceneggiatore senza pari, il regista che voleva rifare Bergman e Fellini, l'attore e il direttore d'attori. Il documentario di Robert B. Weide sul regista newyorchese prova a fare il punto su una carriera strabiliante e lo fa partendo dall'uomo Allan Konigsberg, dal suo quartiere di Brooklyn, dal cinema dietro l'angolo che non c'è più, sostituito da un centro medico senza charme, dalla macchina da scrivere, la stessa da quarant'anni, dai ricordi di famiglia, brevi ma preziosi, della madre e della sorella.

Ne escono due immagini, contraddittorie o forse no: da un lato quella di un bambino allegro che la scoperta della mortalità ha depresso per sempre, dai cinque anni in poi, e dall'altro quello di un lavoratore instancabile, che nonostante non vedesse un senso non ha mai smesso di cercarlo, denunciarlo e raggirarlo. Ne esce soprattutto un "metodo Woody", vincente e forse l'unico possibile per chi dell'arte ha un bisogno letteralmente vitale e non accessorio. Un metodo che consiste nel fare senza sosta, senza perdere tempo, con l'unica condizione che non ci siano condizioni, ovvero che il controllo del regista sul suo prodotto sia totale e che egli possa considerarsi il responsabile di ogni merito e di ogni colpa. Un metodo raro.




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